Negli ultimi anni, il DNS filtering si è affermato come uno dei pilastri della sicurezza perimetrale. Tuttavia, con l’aumento esponenziale delle applicazioni SaaS e la crescente complessità degli ambienti digitali, emerge un limite evidente: sapere cosa viene bloccato non basta più.
Per le aziende, il vero problema oggi è comprendere cosa accade realmente all’interno del traffico consentito. È in questo contesto che si inserisce l’evoluzione proposta da DNSFilter con CyberSight, una nuova funzionalità che introduce capacità di behavioral analytics all’interno della piattaforma.
Il limite del DNS filtering tradizionale
Le soluzioni di DNS filtering sono estremamente efficaci nel bloccare minacce note, ma offrono una visione parziale del contesto operativo. In particolare, non permettono di analizzare in modo approfondito le attività degli utenti quando queste non generano eventi di blocco.
Questo crea zone d’ombra rilevanti: utilizzo di applicazioni non autorizzate, comportamenti anomali, o attività potenzialmente rischiose che non vengono intercettate dai controlli tradizionali.
In ambienti dove ogni organizzazione utilizza decine o centinaia di applicazioni SaaS, questa mancanza di visibilità diventa un rischio concreto per sicurezza e governance IT.
Behavioral analytics: dal blocco alla comprensione
L’approccio introdotto da CyberSight sposta il focus dalla semplice prevenzione alla comprensione del comportamento.
Attraverso la raccolta e l’analisi delle attività utente (inclusi URL completi, utilizzo delle applicazioni e sequenze temporali degli eventi) è possibile ricostruire con precisione cosa è accaduto, quando e in quale contesto.
Questo tipo di visibilità consente di distinguere tra attività legittime e segnali deboli di compromissione, migliorando significativamente la capacità di analisi e risposta agli incidenti.
Maggiore controllo su shadow IT e SaaS
Uno degli aspetti più critici per le aziende moderne è la proliferazione dello shadow IT. Applicazioni adottate direttamente dagli utenti, senza il coinvolgimento dell’IT, possono introdurre rischi significativi in termini di sicurezza e compliance.
Grazie alla visibilità sull’utilizzo reale delle applicazioni, è possibile individuare servizi non autorizzati, valutare il loro impatto e intervenire con policy più efficaci.
Allo stesso tempo, queste informazioni permettono anche di ottimizzare i costi, identificando licenze inutilizzate o strumenti ridondanti all’interno dello stack SaaS aziendale.
Incident response più rapida e contestualizzata
Un altro vantaggio chiave riguarda la gestione degli incidenti.
Disporre di una timeline dettagliata delle attività utente permette ai team di sicurezza di ricostruire rapidamente la catena degli eventi che ha portato a un alert, riducendo i tempi di indagine e migliorando la qualità delle decisioni.
La possibilità di separare le azioni rilevanti dal rumore di fondo aiuta inoltre a focalizzarsi sugli eventi realmente significativi, aumentando l’efficacia operativa dei SOC e dei team IT.
Cosa cambia per le aziende
L’introduzione di capacità di behavioral analytics all’interno di strumenti già consolidati come il DNS filtering segna un cambio di paradigma.
Non si tratta più solo di bloccare minacce, ma di comprendere il contesto in cui si sviluppano. Questo consente alle aziende di passare da un approccio reattivo a uno più proattivo, basato su visibilità, analisi e controllo continuo.
In uno scenario sempre più distribuito e orientato al cloud, avere accesso a informazioni dettagliate sul comportamento degli utenti diventa un elemento chiave per rafforzare la postura di sicurezza, migliorare la governance IT e supportare decisioni più consapevoli.
Foto di Luke Chesser su Unsplash


